Il tecnico della Lazio, Maurizio Sarri, in conferenza stampa alla vigilia della finale di Coppa Italia contro l’Inter, ha analizzato la recente sconfitta in campionato (0-3) e le possibili soluzioni da adottare.
Sarri ha ammesso che la prestazione contro l’Inter è stata deludente: «Prestazione del ca**o, risultato uguale». Ha sottolineato la necessità di apportare cambiamenti, anche se il tempo per lavorare è limitato. In merito alle condizioni di Cataldi, il tecnico ha dichiarato che il giocatore ha svolto il primo allenamento ma non è ancora al meglio fisicamente dopo un mese di inattività.
Per quanto riguarda la finale di Coppa Italia, Sarri ha espresso orgoglio per l’atteggiamento della squadra durante la stagione, nonostante qualche passo falso. Ha definito la finale un’opportunità per i giocatori e il pubblico di meritare una soddisfazione dopo un percorso difficile. Il tecnico ha anche menzionato la sua esperienza personale con finali perse ai rigori, sottolineando l’importanza di questo trofeo per i suoi ragazzi e i tifosi.
Sarri ha evidenziato la difficoltà nel trovare le parole giuste per la riunione pre-partita, ritenendola quasi superflua in quanto la squadra sa cosa è necessario fare: umiltà, coraggio e la capacità di dimenticare la recente sconfitta. Ha ribadito l’importanza di crederci «fino alla follia».
Sul fronte Pedro, Sarri ha confermato che il giocatore, sebbene acciaccato fino a stamattina, si è allenato e sarà a disposizione per uno spezzone di partita, data la sua abitudine a farsi trovare pronto in queste occasioni.
Parlando di Chivu, Sarri ha riconosciuto la sua personalità nell’approccio e la sua capacità di sfruttare al meglio una squadra forte come l’Inter.
Infine, Sarri ha ribadito che l’atteggiamento mentale è cruciale: «Se l’atteggiamento mentale è quello di sabato la tattica non conta nulla». Ha confermato di aver preparato qualcosa di diverso, ma il successo dipenderà dall’aspetto mentale. Il ritorno dei tifosi allo stadio è visto come un potenziale aiuto per la squadra, dato che il riscaldamento in assenza di pubblico era «deprimente».
