De Santis: «Caos arbitri? Giustizia a orologeria. Troppi errori sono sospetti»

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L’ex arbitro, figura chiave nello scandalo Calciopoli, interviene sulle indagini che coinvolgono l’attuale dirigenza arbitrale. Sottolinea che il problema non risiede nel dialogo con il designatore, ma nell’eccessivo numero di errori, che considera sospetti.

Massimo De Santis, ex arbitro e volto noto di Calciopoli, ora avvocato, ha rilasciato un’intervista a «Il Corriere della Sera». Nell’intervista, ha ripercorso eventi passati e ha offerto la sua prospettiva sull’attuale crisi che ha investito la dirigenza arbitrale, citando l’indagine su Gianluca Rocchi, designatore, e Andrea Gervasoni, supervisore VAR, accusati di frode sportiva e autosospesi.

«Calciopoli? Un’occasione persa»

De Santis esprime amarezza riguardo al passato, definendo Calciopoli «un’occasione persa». Ricorda di essere stato condannato in Cassazione per associazione a delinquere, ma sostiene che l’indagine fosse volta a dimostrare un teorema piuttosto che a ricercare la verità.

Auspicando che i giudici che si occupano del caso Rocchi e degli altri indagati siano alla ricerca della verità e non solo di colpevoli, De Santis ricorda che lui stesso fu accusato di favorire la Juventus, squadra che, a suo dire, perse tre volte quando arbitrò lui.

Riguardo all’episodio Lecce-Parma, De Santis liquida le accuse con una risata, affermando che il vero problema della partita non fosse l’arbitro, suggerendo che la gara avrebbe potuto svolgersi anche senza di esso.

«Giustizia a orologeria»

Passando dal passato al presente, De Santis commenta il caos attuale tra gli arbitri e le indagini in corso. Ha espresso perplessità su diverse partite, evidenziando alcuni punti critici:

«Due cose. La prima: la Procura federale, nella sua struttura, è inutile. La seconda: Rocchi avrebbe dovuto lasciare la carica molto tempo fa, ma la FIGC ha prevalso sull’AIA proteggendolo. Dirige arbitri che non sono cresciuti. Lui adesso, e Rizzoli prima, hanno beneficiato dell’azzeramento di una classe arbitrale e di una dirigenza che contava su Paparesta, Pieri e Dattilo, tutti professionisti di alto livello, tutti migliori.»

Per De Santis, l’aspetto cruciale della vicenda è un altro: «L’Italia eliminata dal Mondiale, Gravina che si dimette, il caos: ecco, mi sembra una giustizia a orologeria.»

L’ex arbitro aggiunge: «Lo dico in anticipo: se dovessero emergere intercettazioni, spero che le sentenze non vengano emesse basandosi esclusivamente su di esse.»

«Bussare o parlare con il designatore? Il problema è un altro»

Secondo De Santis, non c’è nulla di male nel fatto che un dirigente parli con un designatore: «Ma siamo nel 2026! Non vedo nulla di male se un dirigente si confronta con un designatore.»

L’ex arbitro sposta l’attenzione su altri aspetti, spiegando che per lui i problemi risiedono altrove: «Tutti parlano del ‘colpetto’ nella partita Udinese-Parma. Non mi interessa. Ciò che fa pensare male sono le spiegazioni, che venivano date pubblicamente da Rocchi e dai suoi uomini a ‘Open Var’, a volte diametralmente opposte su episodi simili.»

«Troppi errori sospetti»

De Santis approfondisce il suo pensiero, considerando sospetto il fatto che continuino a verificarsi numerosi errori nonostante la tecnologia:

«Vedo dolo? Diciamo che fanno sospettare. Dico di più: il VAR, per come è utilizzato, fa sospettare. L’errore dovrebbe essere quasi azzerato. E invece, come potete convincermi che tra campo e VAR si continui ancora a sbagliare? Come potete convincermi che il fotogramma del fuorigioco sia tracciato al momento giusto?»

La soluzione proposta dall’ex arbitro è duplice:

«Il VAR su chiamata, come si fa in Serie C. E cambiare il sistema di valutazione: come può un osservatore con poche gare dirette, magari nei Dilettanti, giudicare un arbitro di Serie A? È troppo facile influenzarlo.»


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