Giroud su Pulisic: «Mi ricordava Eden Hazard, ma aveva troppi pensieri in testa. Ecco perché al Milan lo chiamavamo Captain America»

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L’ex attaccante del Milan, Olivier Giroud, ha espresso il suo pensiero su Christian Pulisic, paragonandolo a Eden Hazard e svelando il motivo del soprannome ‘Captain America’ che gli veniva attribuito dai compagni di squadra rossoneri. Giroud ha evidenziato il talento di Pulisic, le aspettative che gravano su di lui e la sua crescita personale e calcistica, soprattutto nel periodo milanese.

Olivier Giroud non ha dubbi sulle potenzialità di Christian Pulisic nel guidare gli Stati Uniti ai Mondiali. L’ex attaccante del Milan ha lanciato un paragone significativo: «Mi ricordava Eden Hazard«.

Giroud, che ha condiviso lo spogliatoio con Pulisic al Chelsea e successivamente al Milan, ha riservato parole di elogio per l’esterno offensivo statunitense dopo la sua brillante prestazione all’esordio contro il Paraguay. Il francese ha parlato della pressione e delle aspettative che circondano Pulisic, spiegando anche il motivo del soprannome «Captain America» affibbiato a quest’ultimo durante il periodo in rossonero.

‘ECCO PERCHE’ LO CHIAMAVAMO CAPTAIN AMERICA’

Giroud ha condiviso alcuni aneddoti su Pulisic, tra cui l’origine del soprannome «Captain America» affibbiato a quest’ultimo ai tempi del Milan: «Ho degli ottimi amici che giocano in diverse squadre a questo Mondiale… Uno dei giocatori che conosco meglio e che stimo di più è Christian Pulisic degli Stati Uniti, che è stato mio compagno di squadra al Chelsea e al Milan. Non mi ha sorpreso la sua ottima prestazione contro il Paraguay, perché credo che abbia le carte in regola per portare la nazionale statunitense a un livello superiore… Era giovanissimo quando è arrivato al Chelsea… Al Milan lo chiamavamo con il suo soprannome, ‘Captain America’, perché anche quando non indossava la fascia da capitano degli Stati Uniti era il giocatore di punta, quello con la maggiore visibilità».

‘SEMPRE NEL MIRINO DELLA CRITICA’

Giroud ha sottolineato come le aspettative e le pressioni siano sempre amplificate quando si parla di Pulisic: «Aveva una grande responsabilità perché era il volto principale della squadra e aveva avuto successo anche in Europa. La situazione è la stessa ora, nonostante la sua stagione con il Milan sia stata altalenante… Ma, a prescindere da ciò che accade con il suo club, sembra esserci sempre questa aspettativa su Christian affinché dia il massimo per gli Stati Uniti, e le critiche quando non ci riesce. La forza mentale è fondamentale… tutto ciò ha contribuito a renderlo la persona che è oggi ed è pronto ad affrontare questa sfida… A 27 anni è ancora giovane, ma ora è più maturo».

‘MI RICORDAVA EDEN HAZARD’

Giroud ha approfondito il paragone con Eden Hazard: «Come persona, Christian è uno che all’inizio potrebbe sembrare un po’ timido, ma quando lo si conosce bene, si apre davvero… Lo stesso è successo in campo. Fin da subito, ho adorato giocare con lui al Chelsea. Avevamo un’ottima intesa e i nostri stili di gioco si completavano a vicenda alla perfezione… Christian mi ricordava Eden Hazard, per il modo in cui affrontava gli avversari e per la facilità con cui li superava in dribbling. Aveva un talento immenso, aveva solo bisogno di un ambiente positivo intorno a sé… Questa era la differenza tra lui ed Eden: Eden giocava a calcio solo per divertimento e non si faceva troppe domande. Era così rilassato, mentre a volte avevo l’impressione che Christian si mettesse troppa pressione addosso. Aveva troppi pensieri per la testa«.

‘CRESCIUTO AL MILAN’

Il centravanti francese ha proseguito ricordando il periodo al Milan: «Questo significava che a volte, al Chelsea, giocava al di sotto delle proprie possibilità, senza esprimere appieno il suo talento, ma la situazione cambiò quando si unì a me al Milan nel 2023. Dissi ai ragazzi che sarebbe stato un vero e proprio valore aggiunto per la squadra e lui sembrò elevare il suo gioco, giocando con la sicurezza di cui aveva bisogno. È cresciuto in Italia perché è maturato e ha acquisito maggiore esperienza… Quando il Milan giocava con Rafael Leão, Christian e me in attacco, ci completavamo a vicenda, ed è proprio questo tipo di coesione di cui avranno bisogno anche gli Stati Uniti. Christian ha bisogno dei suoi compagni perché non può fare tutto da solo, ma se ha i giocatori giusti, può trascinarli perché ha l’esperienza e la qualità per portare avanti la squadra».

FONDAMENTALE PER GLI USA

Infine, Giroud ha sottolineato l’importanza di Pulisic per gli Stati Uniti: «È stato importante che abbia interrotto il suo digiuno di gol contro il Senegal alla fine di maggio, perché gli ha dato la fiducia necessaria per affrontare il Mondiale. Nessuno si aspetta che gli Stati Uniti vincano questo Mondiale, ma se vogliono raggiungere la fase a eliminazione diretta, lui sarà fondamentale. Ho sempre pensato che gli Stati Uniti siano fortunati ad averlo, perché possiede sia talento che intelligenza. Il talento da solo non basta e, se non si è concentrati come lui, non si possono raggiungere traguardi straordinari. Gli auguro tutto il meglio».