L’ipotesi di un commissariamento per la Federcalcio italiana (Figc) sta diventando sempre più concreta e definita, in seguito al terremoto che ha scosso il calcio del paese.
La situazione del calcio italiano è critica: dopo la mancata qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva, è emerso uno scandalo che ha coinvolto la classe arbitrale. Il designatore Gianluca Rocchi e il supervisore VAR Andrea Gervasoni si sono autosospesi dopo essere stati indagati dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva.
Il Governo esercita pressione per il commissariamento della Figc. Sebbene manchino meno di due mesi alle elezioni per il successore di Gabriele Gravina, il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha sollecitato il Coni. Ancora più diretto è stato il comunicato della Lega, presieduta dal vicepremier Matteo Salvini, che ha dichiarato: «Il calcio italiano non è mai stato così in difficoltà, tra scandali e fallimenti sportivi in serie. Pur nel rispetto dell’autonomia dello sport e al di là delle inchieste delle ultime ore, è sempre più doveroso e necessario un commissariamento della Figc per ripartire da zero con pieno rinnovamento e figure nuove».
La novità principale è rappresentata dalla mossa del presidente del Coni, Luciano Buonfiglio. Come riportato da Il Corriere della Sera, a seguito dell’indagine della Procura di Milano, il presidente del Coni ha contattato diversi giuristi per analizzare i limiti e la fattibilità di un eventuale commissariamento.
La decisione spetterebbe a Buonfiglio, ma il numero uno del Coni desidera assicurarsi di agire correttamente, evitando possibili passi falsi. C’è il rischio di un ricorso al Tar da parte di Gabriele Gravina, presidente dimissionario della Figc ma ancora in carica, per contestare un commissariamento illecito.
Secondo La Gazzetta dello Sport, lo Statuto del Coni prevede quattro circostanze specifiche per procedere al commissariamento. Nel caso attuale, si vorrebbe fare leva sulle «accertate gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi». Tuttavia, al momento non vi sono accertamenti definitivi, e il designatore, che non è scelto dalla Figc né ha legami con essa, non fa parte degli organi direttivi federali.
Un commissariamento basato sugli elementi attuali sarebbe forzato e richiederebbe il voto della Giunta Coni. Se la maggioranza della Giunta (composta da 17 membri, escluso Buonfiglio) si opponesse, il presidente del Coni si troverebbe politicamente in una posizione insostenibile, costretto alle dimissioni. L’ipotesi di commissariamento rimane quindi una possibilità, ma Buonfiglio e il Coni agiscono con la massima cautela, cercando di evitare mosse azzardate.
